Lapidarium | Gustavo Aceves
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ABOUT

Lapidarium è un progetto “work in progress” dell’artista messicano Gustavo Aceves.

Ogni installazione, nel corso del tour mondiale delle esposizioni, arricchisce la collezione fino a completarla,

in occasione dell’ultimo evento, con la presentazione di 100 sculture su larga scala.

Sculture uniche, che non prevedono multipli.

Ogni scultura evoca un frammento della storia dell’uomo,

creando e offrendo a tutti noi uno spazio di riflessione immerso nel silenzio.

FILOSOFIA

Lapidarium nasce come progetto nelle acque nel Niger:

Una piroga piena di uomini, donne e bambini,

metà Barca di Caronte metà Cavallo di Troia.

Lapidarium è un testimone muto.

Silenzioso come il silenzio dei migranti che si trovano a metà del tragitto.

Lapidarium non è un’installazione.

Ogni singola scultura in Lapidarium è un necrologio. Tutte assieme formano un obitorio.

Lapidarium non è un‘archeologia delle migrazioni umane benché il vagare ne sia a fondamento. Il vagare e l’occultamento.

Lapidarium è una rilettura di un nuovo lessico che inizia con la B di Barbaro e finisce con la X di Xenofobia;

tra queste, come un ponte ignominioso, la S di “Sans Papier”.

Lapidarium risale al giorno in cui l’uomo è partito dall’Africa.

Lapidarium testimonia il giorno in cui l’uomo continua a partire dall’Africa.

La topografia di Lapidarium è modellata solo dalle acque.

Il Mar Rosso che si apre agli ebrei nel loro cammino alla Terra Promessa e oggi si chiude al ritorno dei “senzaterra”.

Il Mar Nero che testimonia le migrazioni verso l’Oriente tanto prossimo dei “Peuples de la Mer”,

gli stessi che ancora oggi continuano ad affogare nell’indifferenza di tutti.

Il Mar Morto, mare senza onde, desolato. Mare dove è nata la idea della resurrezione per tutti gli uomini

e oggi mare degli erranti nel loro ultimo giorno.

Il Mare Nostrum.

Finalmente, l’altra riva.

 

Gustavo Aceves

MOSTRE IN CORSO

LAPIDARIUM: Dalla parte dei vinti

Arezzo

16 giugno -> 14 ottobre 2018

 

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LAPIDARIUM: FRAMMENTI

Forte dei Marmi

30 giugno -> 30 settembre 2018

 

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LAPIDARIUM PIETRASANTA

La prima di Lapidarium “Work in Progress” è stata presentata il 22 marzo 2014 a Pietrasanta.

Il Primo Cavallo Monumentale viene esposto insieme alle tre Teste all’interno della Chiesa di Sant’Agostino;

cinque bronzi patinati verdi popolano l’interno del cortile principale del Chiostro di Sant’Agostino;

una testa monumentale in asfalto trova la sua collocazione nell’interno del campanile.

Sulla piazza del campanile sono esposti quattro cavalli realizzati in materiali diverso: ferro, bronzo bianco e bronzo tradizionale patinato nero.

Il 10 maggio 2014 è stato presentato il secondo Cavallo Monumentale in bronzo bianco, esposto nel centro storico di Pietrasanta.

Il 24 dello stesso mese la serie di mostre “Work in Progress” si è conclusa con la performance live intitolata “Mare Nostrum”:

il recupero di una terza scultura monumentale raffigurante un cavallo dalle acque del mare,

che si andava ad aggiungere alle 25 installate lungo la banchina di Tonfano Marina a Pietrasanta.

LAPIDARIUM BERLIN

La mostra berlinese ” Lapidarium – Per superare i confini“

Nel 2015 ricorreva il settantesimo anniversario della liberazione dalla dittatura nazista:

ragione per la commemorazione delle vittime e per una riflessione sulla nostra attualità politica e culturale in

Europa e nel mondo del 2015 attraverso l’analisi delle tematiche della separazione, dei confini e delle migrazioni.

In omaggio alla Primavera di Berlino del maggio 1945, l’artista messicano Gustavo Aceves realizza un progetto artistico

composto di cavalli a grandezza naturale sulla Pariser Platz, di fronte alla Porta di Brandenburgo.

Le sue sculture si situano in diretta opposizione alla Quadriga della Porta, simbolo della storia tedesca in tutte le sue poliedriche espressioni.

Ormai distrutta quasi completamente, le sue condizioni rievocano la fine della seconda guerra mondiale e segnano l’inizio della divisione della città,

della Germania e dell’Europa. Di fatto, la sua successiva ricostruzione nel corso dell’ultimo decennio del XX secolo, simboleggia la riunificazione, lo sviluppo della Germania, la riconciliazione e la comprensione reciproca.

I cavalli riflettono la storica infermità della Quadriga e sono testimoni del proprio viaggio in sé: migrazioni, richiesta di asilo, immigrazione.

La destinazione dei cavalli è indefinita. L’opera richiama ad un’azione efficace nel rispondere alle versatili sfide socio-politiche delle migrazioni, dell’immigrazione e dell’integrazione nel mondo di oggi.

LAPIDARIUM ROMA

Exhibition

Arco di Costantino, Colosseo, Fori Imperiali, Mercati di Traiano, 
16 settembre 2016 – 19 marzo 2017

L’esibizione è stata curata dal Prof. Francesco Buranelli che ha commentato:

 

“Uno degli obiettivi di Lapidarium è portare l’attenzione sul tema della sofferenza dei milioni di persone che provano gli indescrivibili patimenti della diaspora, in perpetuo movimento per la sopravvivenza. Con la sua opera, Aceves ci invita inoltre a osservare l’instabilità insita nella civiltà occidentale e nella sua storia, e riconosce che in parte la nostra ricchezza e i nostri traguardi culturali sono il prodotto dello sfruttamento di altri.

Lapidarium è il monumento ai ‘vinti’ di questa narrativa, uno spazio per riflettere su ciò che abbiamo già sottratto a chi oggi ci chiede aiuto, un richiamo a non ripetere gli orrori commessi nel passato.”

Lapidarium è il tentativo di Aceves di creare una risposta dinamica e potente a una delle questioni più pressanti e controverse dei giorni nostri: la crisi delle migrazioni. L’artista raggiunge il suo obiettivo rappresentando con veemenza le dimensioni di tale catastrofe e offrendo un contesto storico ampio che ogni scultura di Lapidarium evoca nei suoi momenti salienti a partire dall’antica storia della diaspora.

L’installazione consiste di 43 sculture singole le cui dimensioni variano fra i 3 e gli 8 metri. Alcune raggiungono la lunghezza di 12 metri e rappresentano un opera evolutiva su larga scala in continua espansione dalla sua ultima esposizione a Berlino.

L'ARCO DI COSTANTINO

L’Arco di Costantino – Installazione di una scultura monumentale in granito

Le opere d’arte sono rappresentazioni della diaspora umana, simboli che creano un dialogo interno alla diaspora più antica nata in Africa e che ha gradualmente spinto gli uomini in ogni angolo del pianeta. Apparteniamo a una civiltà che sorge dall’Africa, ecco perché la prima opera del progetto offre il suo tributo a tale fenomeno originario. Gustavo ha scelto per questa rappresentazione il granito perché all’interno, nella sezione più naturale della pietra, si evoca il vestigio di una pittura rupestre. Dividendo la scultura, la patina naturale della pietra non è alterata: il ferro che ne è contenuto ci riporta inevitabilmente ad Altamira e alle pitture rupestri della zona di Dogon in Mali. È qui che ha inizio la mostra.

Il colossale cavallo di granito nero del Brasile nasce da un’ispirazione che l’artista ha ricevuto durante un’esperienza di vita sulle sponde del fiume Niger. L’opera, una metamorfosi della canoa indigena in cui è ancorato il cavallo è tutt’ora in corso di realizzazione. Attraverso i muscoli in vista si colgono le orbite di migliaia di teschi umani sparsi che si fondono con il corpo dell’animale. Il capo è chino a terra e, al suo posto, una figura totemica chiaramente tribale si toglie la maschera e rivela la propria natura umana.

Il Colosseo

Installazione di una scultura monumentale in bronzo

Il cavallo, realizzato in bronzo patinato verde, porta sul manto il marchio di una sequenza di numeri. Incisi ossessivamente all’infinito, questi numeri ricordano la marchiatura dei prigionieri nei campi di concentramento nazisti, e in senso più generale, la negazione dell’umanità delle tante vittime delle migrazioni. Numeri, non esseri umani. Masse, non persone.

La scultura di un totem di grandi dimensioni emerge dalla groppa di un cavallo monumentale, a simbologia dell’evoluzione artistica che stilla dall’impollinazione interculturale. Aceves crea un’opera in cui ognuno può riconquistare e impossessarsi delle proprie radici e della propria storia. Un’opera d’arte da sfruttare come paradigma per il futuro, uno spazio di riflessione immerso nel silenzio per tutti noi.

Mercati di Traiano

INSTALLAZIONE DI 41 SCULTURE IN MATERIALI DIVERSI: SABBIA, PIETRA, MARMO, BASALTO, BRONZO E GHISA.

Sono sculture lunghe tre metri ciascuna, realizzate con materiali diversi: bronzo, ferro, marmo, travertino, resina e legno, e come tali sono anche di colori differenti: bianco (il marmo, il travertino e il bronzo bianco), rosso (il ferro ossidato), nero (il catrame, il marmo di Marquinia della Spagna e il granito del Brasile) e verde (il bronzo patinato), ma tutte simili nel soggetto: un cavallo, o parti di esso, sopra uno scheletro di imbarcazione. In effetti un cavallo monumentale “costretto” sopra una imbarcazione, o meglio sopra ciò che resta di un’imbarcazione, senza che tra l’animale e il fasciame dell’imbarcazione vi sia alcun rapporto volumetrico e strutturale non ha precedenti. I colori dei diversi materiali utilizzati per la realizzazione dei cavalli assumono, poi, un preciso significato, in quanto divengono il riferimento topografico più evidente per identificare i mari attraversati dalle migrazioni storiche.

Il Mar Mediterraneo, il Mare Nostrum degli antichi Romani o il Mare Bianco dei Turchi e degli Arabi, meta e salvezza per i molti profughi alla ricerca dell’altra sponda, si assimila con i cavalli bianchi; mentre il cavallo rosso, fuso nel ferro ossidato, rappresenta il Mar Rosso che si aprì agli Ebrei nel loro cammino verso la terra promessa e che oggi si chiude al ritorno dei “senza terra”. Il cavallo nero fatto con materiali poveri e grezzi arrivati dal mare, come pezzi di legno e sassi levigati imbrattati dal catrame che inquina i nostri mari, allude al Mar Nero, un mare dai profondi fondali rocciosi che ha visto il passaggio delle più antiche migrazioni da e per l’Oriente. Il cavallo verde, infine, fuso in bronzo e patinato, livido come la morte, dà corpo al Mar Morto, un mare senza onde, desolato. Il mare in cui è stata concepita la resurrezione per l’umanità intera; oggi ultima spiaggia dei profughi senza terra.

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Lapidarium è una rilettura di un nuovo lessico che inizia con la
B di Barbaro e finisce con la X di Xenofobia;
tra queste, come un ponte ignominioso, la S di “Sans Papier”.
GUSTAVO ACEVES

BIOGRAFIA

Gustavo Aceves (1957 – Città del Messico) attualmente vive e lavora a Pietrasanta, in Italia.

Aceves è riconosciuto per i suoi potenti dipinti di figure umane che attingono

alle tradizioni pittoriche classiche associate alle dimensioni monumentali e all’uso di colori forti tipici dei murales messicani.

A partire dagli anni ’70, le sue opere sono state esposte in tutto il mondo,

compreso al Museo del Palazzo delle Belle Arti di Città del Messico,

alla Biennale di Venezia e alla Biennale di Pechino,

e figura nelle più importanti collezioni private e permanenti,

fra cui il Museo Memoria y Tolerancia di Città del Messico e i Musei Vaticani di Roma.

È stato uno degli artisti più giovani esposti per la vendita presso le aste di Christie’s e

Sotheby sulle opere nuove latinoamericane a New York dei primi anni ’90.

PRESS

Comunicato Stampa – Lapidarium Rome

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NEWS

LAPIDARIUM ON EL HUFFINGTON POST ESPAÑA

El encuentro con el artista mexicano residente en la localidad italiana de Pietra Santa, me ha hecho comprender por qué hay personas que tocan la cima del éxito desde niños. “Soy mexicano, pero para tu información no soy de Monterrey, nací en la ciudad de......

Lapidarium catalogue presentation

Wednesday, 8 february 2017  at 5pm will takes place the Lapidarium catalogue presentation  at  Sala Pietro da Cortona – Musei Capitolini, in Piazza Campidoglio, 1 – Rome.   With an introduction of: Claudio Parisi Precisse – Superintendent capitolino ai Beni Culturali Juan Josè Guerra Abud – Mexico Ambassador......

Lapidarium video on Reuters

Mexican artist Gustavo Aceves positions his horse sculptures around the ancient Roman Forum for his latest art installation. Roselle Chen reports....

Lapidarium on 1843

The sheer scale of the endeavour is astounding: when Gustavo Aceves’s peripatetic exhibition “Lapidarium” opens in Rome on September 15th it will already have doubled in size to around 40 sculptures, mostly of horses, each up to eight metres high and 12 metres long. It......

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Jose Botaya, Lapidarium – josebotaya@gmail.com

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